Matrimonio celebrato fuori dalla casa comunale

 

L’articolo 106 c.c. prevede che il matrimonio civile debba essere celebrato pubblicamente nella casa comunale dal Sindaco o da un suo delegato.

Gli articoli 109 e 110 del codice stabiliscono quando tale celebrazione possa avvenire – in maniera eccezionale – in un luogo diverso, ossia, nello specifico, in un comune diverso o fuori della casa comunale.

Il codice civile disciplina esattamente questa fattispecie all’art. 110, che così recita: 

Se uno degli sposi, per infermità o per altro impedimento giustificato all’ufficio dello stato civile, è nell’impossibilità di recarsi alla casa comunale, l’ufficiale si trasferisce col segretario nel luogo in cui si trova lo sposo impedito, e ivi, alla presenza di quattro testimoni, procede alla celebrazione del matrimonio secondo l’art. 107”.

In realtà, l’eccezionalità di tale ipotesi si è molto attenuata nel corso degli anni, incentivata dalle persistenti richieste dei nubendi di avere un luogo meno austero n cui sposarsi.  

A tale scopo è stata utilizzata la disposizione contenuta nell’articolo 3 del DPR n.396 del 3 novembre 2000, (il regolamento per la revisione e la semplificazione dell’ordinamento dello stato civile), la quale permette ai comuni di “disporre, anche per singole funzioni, l’istituzione di uno o più separati uffici di stato civile” con deliberazione di giunta comunale da trasmettere al Prefetto.

Per effetto di tale disposizione e deroga, alcuni sindaci hanno incluso nel concetto di casa comunale altri siti particolarmente appetibili e finanziariamente remunerativi.

Da un uso inizialmente limitato della disposizione, si riscontra un aumento di sedi comunali aggiunte”, individuate soprattutto nei luoghi esteticamente più rilevanti e fotograficamente più appetibili fra quelle rientranti nelle proprietà o disponibilità dei comuni, che in modo forzoso possono rientrare nel concetto stretto di “casa”.

Per rispondere alle diverse esigenze manifestatesi e per disciplinare sistematicamente tale materia, nell’ottica della generale funzione statale di vigilanza sulla materia dello stato civile, pur senza restringere l’ambito discrezionale dei singoli comuni, il Ministero dell’Interno ha emanato con la circolare n. 29 del 7 giugno 2007.

Il Ministero ha innanzitutto chiarito che la celebrazione può essere effettuata nei giardini solo ed esclusivamente se tali aree verdi possano considerarsi “pertinenza funzionale” dell’edificio dove ha sede la casa comunale: non, invece, nei giardini o parchi comunali esterni alla casa medesima, in quanto non dedicati al servizio della casa comunale stessa.

Inoltre, il Ministero ha ribadito che i comuni possono anche deputare una sala esterna alla casa comunale al fine di celebrarvi i matrimoni, purché l’istituzione di tale ufficio separato sia previsto da una delibera di giunta e che una copia di tale deliberazione venga trasmessa al Prefetto.

Infine, è stato opportunamente precisato che l’istituzione di una sede esterna, con riferimento sempre ad un edificio nella disponibilità del Comune, dovrà avere un carattere di ragionevole continuità temporale e non potrà pertanto avvenire per un singolo matrimonio. Anche in tal caso, in analogia con quanto permesso a proposito della casa comunale, se questo “nuovo” edificio presenta un giardino di pertinenza anche in esso potrà essere celebrato il matrimonio.

 

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