Il GDPR e gli attestati di formazione ex datore di lavoro

IL GDPR e GLI ATTESTATI DI FORMAZIONE EX DATORE DI LAVORO
(Il diritto alla formazione come diritto fondamentale del lavoratore esercitabile mediante l’art 15 GDPR) 

Tra gli obblighi in capo al datore di lavora si inserisce anche quello di organizzare lo svolgimento della formazione professionale in favore dei propri dipendenti e collaboratori, al fine di mantenere alta la propria conoscenza e professionalità del proprio Team rispetto alla mansione e al settore in cui sono inseriti.

Di regola, segue al completamento del corso formativo il rilascio di un attestato che dimostri la frequenza (e più raramente il superamento di un esame) del soggetto che lo ha seguito, intestato (solitamente riportando il nome e cognome il codice fiscale) direttamente al lavoratore.

Per poter dimostrare la formazione sostenuta nella propria carriera professionale e per poter programmare correttamente la formazione, nel d.lgs. 81/08 si trova il riferimento ad uno strumento di registrazione, il libretto formativo del cittadino

La questione che richiama il Regolamento UE 679/2016 è se il garantire corsi di formazione, oltre a porsi come obbligo per il datore di lavoro, costituisca anche un diritto del lavoratore il quale può, a sua volta, esercitare nei confronti dell’ente erogatore del corso, il diritto di accesso ex art 15 GDPR per ottenere copia dell’attestato a lui intestato.

Sotto questo profilo, l’articolo 15 del Regolamento GDPR (UE) n. 2016/679 Privacy è inequivocabile: «… 3. Il titolare del trattamento fornisce una copia dei dati personali oggetto di trattamento». 

Ed invero, il 19 giugno 2000 il Garante Privacy ha ritenuto che l’ex dipendente abbia il diritto di ottenere l’attestato dei corsi frequentati, stabilendo testualmente che «anche gli attestati di qualificazione professionale conseguiti durante il rapporto di lavoro possono costituire dati personali che il dipendente ha diritto di richiedere, in base alla legge sulla privacy, al suo ex datore di lavoro”. 

Lo ha stabilito il Garante in un provvedimento con cui ha ordinato ad una società di mettere a disposizione di un ex dipendente che si era rivolto all’Autorità lamentando la violazione del diritto di accesso previsto dall’art. 13 della legge n. 675/96, oggi abrogato e sostituto dall’articolo 15 del GDPR, tutte le informazioni personali custodite negli archivi dell’azienda, ivi incluse quelle inerenti ai giudizi e alle note di qualifica professionale».

E poiché gli attestati di qualificazione professionale conseguiti durante il rapporto di lavoro possono costituire dati personali che il dipendente ha diritto di richiedere, in base alla norma richiamata, il dipendente ben può rivolgersi al suo ex datore di lavoro, invocando l’art 15 GDPR, per ottenere tutti gli attestati conseguiti.

Inoltre, negare ai lavoratori l’attestato contraddice il punto 8 dell’Accordo Stato Regioni del 21/12/11 sulla formazione di sicurezza dei lavoratori, il quale recita, in punto di crediti formativi, che “Il datore di lavoro è comunque tenuto a valutare la formazione pregressa ed eventualmente ad integrarla sulla base del proprio documento di valutazione dei rischi e in funzione della mansione che verrà ricoperta dal lavoratore assunto. ..La formazione per i dirigenti costituisce credito formativo permanente“.


Qualora il datore di lavoro impedisse ai lavoratori di consegnare l’attestato di frequenza ai lavoratori, se da una parte verrebbe meno la possibilità per il lavoratore di dimostrare di aver assolto l’obbligo formativo nelle precedenti esperienze lavorative, per converso permarrebbe l’obbligo del nuovo datore di lavoro di far svolgere nuovamente i corsi formativi ai dipendenti nuovamente assunti.

Di più; in base al GDPR il lavoratore ha il diritto di aver accesso alle proprie informazioni personali tra cui gli attestati formativi (a scelta dal datore di lavoro e/o dall’ente di formazione che ne conserva le registrazioni nei termini di legge o per gli Accreditamenti di cui è in possesso). Qualora gli venga negata la consegna, al lavoratore basterà quindi denunciare l’accaduto alla Asl competente per territorio oppure al Garante Privacy.

Avv. Eleonora Mataloni

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