Figlio maggiorenne abile al lavoro e monissione del mantenimento

Niente mantenimento al figlio maggiorenne: quando è reato?

Omesso mantenimento al figlio maggiorenne, i limiti del reato ex art. 570 del codice penale.

Il mantenimento dei figli è sancito all’articolo 30 della Carta Fondamentale ed è un dovere posto a carico dei genitori che sorge direttamente e istantaneamente dal rapporto di filiazione a prescindere dalla distinzione tra figli legittimi e figli naturali.

Mentre l’art. 570 c.p. tutela i figli minori e i figli inabili a lavoro senza limiti di età, l’art. 570-bis c.p., invece, assicura la tutela dei figli maggiorenni.

Nel primo caso, i figli i hanno diritto alla prestazione dei mezzi di sussistenza. Per mezzi di sussistenza si intende quanto è necessario al soddisfacimento delle necessità essenziali della vita, e i responsabili di tale prestazione sono i genitori, in attuazione del principio di responsabilità genitoriale.

La seconda fattispecie si rivolge genericamente ai figli di coppie separate o divorziate, senza porre alcun limite di età. La prestazione dovuta, in questo caso, è molto più generica, e consiste nella dazione di ogni tipologia di assegno dovuto in caso di scioglimento del matrimonio o separazione. L’omissione di tale prestazione comporta una responsabilità penale del coniuge. In particolare, l’art. 337septies c.c. dispone a favore dei figli maggiorenni un assegno periodico, che può essere disposto dal giudice, nei casi in cui questi non siano economicamente indipendenti.

CENNI STORICI

L’art. 570-bis c.p. è stato introdotto dal d. lgs. 1 marzo 2018, n.21, il quale ha introdotto nel nostro ordinamento il principio della riserva di codice, secondo il quale numerose figure di reato e circostanze previste da leggi speciali vengono trasferite all’interno del codice al fine di migliorare la conoscenza di precetti e sanzioni. L’intenzione del legislatore è stata quella di assorbire e sostituire:

  • l’art. 12sexies della legge sul divorzio, il quale prevedeva l’applicazione delle pene previste dall’art. 570 c.p. per coloro che non avessero corrisposto l’assegno di mantenimento a favore dell’ex coniuge e dei figli;
  • l’art. 3 della legge 8 febbraio 2006, n. 54, il quale prevedeva l’applicazione dell’art. 12sexies della legge sul divorzio in caso di mancata corresponsione degli obblighi di natura economica dovuti dal coniuge separato. Il successivo art. 4, comma 2, della medesima legge afferma che tale disposizione si applica anche ai figli di genitori non coniugati.

Senonché nell’abrogare l’art. 3 della legge 8 febbraio 2006, n. 54, viene reciso ogni legame con l’art. 4 della medesima legge. Posto il divieto di analogia in materia penale, l’art. 570-bis c.p. acquista portata innovativa, in quanto prevede la responsabilità penale solo del coniuge (e non del genitore) escludendo qualsivoglia corresponsione di natura economica in favore dei figli nati da genitori non coniugati. In tal modo, l’art. 570bis c.p. viola l’art. 76 della Costituzione perché non si attiene al principio di riserva di codice contenuto nella legge delega (ma ne stravolge il significato) e introduce un’evidente disparità di trattamento che viola il principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione.

Una recentissima sentenza della Corte di Cassazione (Sent. n. 1342 del 11/1/ 19) afferma che la violazione degli obblighi di assistenza familiare di cui al 570 c.p. non sussiste in caso di mancata corresponsione dei mezzi di sussistenza a figli maggiorenni non inabili a lavoro, anche se studenti.

 

CASO PRATICO

La vicenda approda in Cassazione dalla Corte d’Appello di Ancona che confermava integralmente la sentenza di primo grado resa nel 2014 con la quale un uomo veniva condannato ai sensi dell’art. 570, comma 2, c.p. per non avere corrisposto alla figlia i contributi al mantenimento.

L’uomo impugna la pronunzia d’Appello e ricorre in Cassazione deducendo l’errata applicazione da pare dei Giudici di merito del disposto di cui all’art. 570 c.p.

In particolare l’interessato evidenzia di non avere mai tenuto comportamenti contrari all’ordine e alla morale della famiglia e di non essersi mai sottratto agli obblighi di assistenza. Evidenzia inoltre che i Giudici di merito non hanno considerato, ai fini dell’integrazione del reato, che la figlia maggiorenne aveva abbandonato la casa domestica a seguito del decesso della madre e che, comunque, aveva raggiunto una condizione di autosufficienza economica.

La decisione della Cassazione:

Gli Ermellini ritengono il ricorso fondato relativamente alla errata applicazione dell’art. 570 c.p. operata dai Tribunali territoriali e in relazione al motivo con il quale il ricorrente lamenta la intervenuta integrazione del reato nonostante la figlia beneficiaria dell’assegno di mantenimento fosse maggiorenne all’epoca dei fatti.

Viene osservato preliminarmente che la norma citata punisce colui che fa mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minori oppure inabili al lavoro. Ne discende il logico corollario che non integra reato la mancata corresponsione dei mezzi di sussistenza a figli maggiorenni non inabili a svolgere attività lavorative, anche se studenti.

L’onere di prestare i mezzi di sussistenza di cui discorre la norma in analisi ha contenuti oggettivi e soggettivi molto più ristretti rispetto a quelli delle obbligazioni civilistiche in quanto in presenza di determinati atti di natura fraudolenta volti a eludere gli obblighi di cui si discute si incorre nella fattispecie delittuosa di cui all’art. 388 c.p.

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