unione civile

Famiglie di fatto e L. 76/2016 (legge Cirinnà)

 

La L.76 del 20/5/16 ha segnato un passaggio epocale con riferimento al concetto di famiglia, rilevando non solo per la sua portata giuridica, ma anche socio-politica. È utile ricordare che la Corte Costituzionale in plurime occasioni ha prescritto la necessità di legiferare in materia. La stessa Corte, con la sentenza n. 170 del 2014, ha sottolineato che i caratteri della stabilità e della continuità tipici del vincolo coniugale devono essere garantiti anche alle coppie composte da partner dello stesso sesso, ai quali è riconosciuto il diritto a non essere ingiustificatamente discriminati rispetto a tutte le altre coppie.

Ma la spinta definitiva è stata data dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che proprio nel 2016 ha condannato l’Italia per violazione dell’art. 8 della Convenzione, per non aver ancora riconosciuto il “diritto al rispetto della vita familiare” a persone dello stesso sesso.

La legge, conosciuta anche come Legge Cirinnà, in vigore il 5 giugno 2016, disciplina le unioni civili tra persone dello stesso sesso, ma disciplina anche le convivenze di fatto tra coppie eterosessuali e omosessuali. La legge definisce l’unione civile (art.1, commi 1-34) come la specifica formazione sociale ritualmente costituita, mediante dichiarazione di fronte all’ufficiale di stato civile e alla presenza di due testimoni, da due persone maggiorenni dello stesso sesso, unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale. Con la celebrazione dell’unione le parti acquistano lo status familiare di unito civilmente. La Convivenza (art.1, commi 36-65) invece viene identifica due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile. La qualifica di convivente non costituisce uno status familiae.

L’unione civile è una specifica formazione sociale, alternativa e diversa dal matrimonio, dalla quale derivano, per le parti, specifici diritti e doveri cui non è possibile derogare.

L’unione civile si costituisce mediante dichiarazione di fronte all’ufficiale di stato civile e alla presenza di due testimoni. Segue estratto dalla Gazzetta Ufficiale:

                               Art. 1

  1. La presente legge istituisce l’unione civile tra persone dello

stesso sesso  quale  specifica  formazione  sociale  ai  sensi  degli

articoli 2  e  3  della  Costituzione  e  reca  la  disciplina  delle

convivenze di fatto.

  1. Due  persone  maggiorenni  dello  stesso  sesso   costituiscono

un’unione civile mediante dichiarazione di  fronte  all’ufficiale  di

stato civile ed alla presenza di due testimoni.

  1. L’ufficiale di stato civile provvede alla registrazione  degli

atti di unione civile tra persone dello  stesso  sesso  nell’archivio

dello stato civile.

A seguito della dichiarazione, le parti possono stabilire di assumere un cognome comune, come riportato dal comma 10, non dovendosi necessariamente modificare i documenti ed il codice fiscale. Con i recenti decreti attuativi sono state armonizzate le norme del codice civile e del codice penale sul nuovo regime delle unioni, ma non potranno applicarsi all’unione civile le norme del codice civile non espressamente richiamate. Le norme relative all’adozione (comma 20) ed alla stepchild adoption  non si possono espressamente applicare a questa categoria di unioni. Le parti avranno gli stessi diritti e gli stessi doveri, quali obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione, e ciascuna in relazione alle proprie sostanze e capacità lavorative saranno tenuti a contribuire ai bisogni comuni, a concordare l’indirizzo di vita familiare e a fissare la residenza comune (commi 11 e 12).

Riguardo il regime patrimoniale le parti dell’unione civile possono optare per la comunione o la separazione, costituire un fondo patrimoniale o un’impresa familiare, e sono richiamate, in quanto applicabili, le norme dei rapporti patrimoniali tra coniugi (comm.13).

Concludendo, il portato della Legge Cirinnà, offre un’iniziale e importante tutela ad espressioni sociali che sostanzialmente esistono, ma che non venivano salvaguardate nella loro essenza sociale e giuridica.

 

Come sciogliere una unione civile?

La legge Cirinnà prevede la possibilità di poter unire civilmente due persone dello stesso sesso attraverso la resa di una dichiarazione dinnanzi ad un ufficiale di stato; esistono però cause impeditive, come riporta l’art.1 comma 4 della L.76 del 20/5/16, che comportano la nullità dell’unione civile, quali la mancanza di stato libero, l’interdizione, i vincoli di parentela, il delitto. L’unione civile costituita in violazione di una delle cause impeditive può essere impugnata, secondo il l’art.1 comma 7, per violenza o errore, nonché per la sussistenza di un matrimonio o un’unione civile con terzi (comma 8). Le cause di scioglimento, (comma 22-26) sono la morte, i casi previsti sulla legge del divorzio, la sentenza di rettifica del sesso. Non è prevista la separazione, giacché è prevista la procedura di scioglimento diretto (comma 24), per effetto della domanda di scioglimento anticipata dalla dichiarazione di volontà, resa tre mesi prima, all’Ufficiale di Stato Civile.

Quando una parte di una coppia omosessuale unita civilmente vuole sciogliere l’unione civile senza l’accordo dell’altra deve procedere per via giudiziale con l’assistenza obbligatoria di un Avvocato divorzista. Spesso si avvia questa procedura quando la coppia non è concorde sulle questioni essenziali, quali gli aspetti patrimoniali, come la determinazione dell’assegno di mantenimento e la divisione delle proprietà anche immobiliari. Prima di iniziare la causa bisogna attendere tre mesi dalla comunicazione all’Ufficiale di stato civile della volontà di procedere con lo scioglimento dell’unione, come già anticipato.

Trascorso detto termine è possibile depositare il ricorso e notificarlo all’altra parte così che il Giudice possa decidere sulle domande proposte.

Gli avvocati e i rispettivi clienti vengono convocati dinanzi al Presidente del Tribunale per comparire personalmente alla prima udienza: la causa termine con la pubblicazione di una sentenza come nei riti ordinari.

Rispetto alla procedura congiunta che si conclude in pochi mesi, il procedimento giudiziale è più complicato e può durare anche anni, poiché spesso è necessario non solo citare testimoni ma anche svolgere indagini di polizia tributaria o perizie contabili per approfondire l’effettivo stato patrimoniale delle parti.

La procedura di carattere giudiziale potrà essere trasformata in congiunta anche dopo l’inizio della causa, nel caso in cui le parti trovino un accordo.

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