Covid, Come tutelare la privacy dei contagiati

Dal primo provvedimento del Garante privacy alla tanto discussa app “Immuni”

La pandemia causata dal virus Covid-19 (meglio noto come Coronavirus), ha comportato per il Governo Italiano l’emanazione di un primo decreto legge, il n. 6 del 23 febbraio 2020, il quale si è posto come obiettivo primario quello di evitare il diffondersi del COVID-19, nei comuni o nelle aree nei quali risulta positiva almeno una persona.

Le misure da adottare da parte delle autorità competenti, al fine di attuare un contenimento dei contagi, devono rispondere ai principi di adeguatezza e di proporzionalità.

L’art 1 del summenzionato decreto prevede infatti, tra le altre misure di contenimento, le seguenti prescrizioni:

  1. divieto di allontanamento dal comune;
  2. divieto di accesso al comune o all’area interessata;
  3. sospensione di manifestazioni o iniziative di qualsiasi natura, di eventi e di ogni forma di riunione in luogo pubblico o  privato, anche di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso, anche  se svolti in luoghi chiusi aperti al pubblico;
  4. sospensione dei servizi educativi dell’infanzia e delle scuole di ogni ordine e grado,  nonche’  della  frequenza  delle  attività scolastiche e di formazione superiore, compresa quella universitaria, salvo le attività formative svolte a distanza;
  5. sospensione dei servizi di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura
  6. sospensione   dei   viaggi   d’istruzione   organizzati   dalle istituzioni scolastiche del sistema nazionale d’istruzione, sia sul territorio nazionale sia all’estero
  7. sospensione delle procedure concorsuali per l’assunzione di personale;
  8. applicazione della misura della quarantena con sorveglianza attiva agli individui che  hanno  avuto  contatti  stretti  con  casi confermati di malattia infettiva diffusiva;
  9. previsione dell’obbligo da parte degli individui che hanno fatto ingresso in Italia da zone   a   rischio   epidemiologico,   
  10. chiusura di tutte le attività commerciali, esclusi gli esercizi commerciali per l’acquisto dei beni di prima necessità;
  11. chiusura o limitazione dell’attività degli uffici  pubblici,  degli esercenti attività di pubblica  utilità  e  servizi  pubblici essenziali
  12. previsione che l’accesso ai servizi pubblici essenziali e agli esercizi commerciali per l’acquisto di beni di prima necessità sia condizionato all’utilizzo di dispositivi di protezione individuale o all’adozione   di   particolari   misure   di   cautela   individuate dall’autorità competente; 

Stante l’emergenza in corso con riferimento ad un monitoraggio dello stato di salute dei cittadini italiani, già risultati contagiati o meno, sono evidenti i corollari di una simil verifica rispetto al tema  privacy e della data protection, stante il trattamento di un elevato numero di dati di natura particolare afferenti a persone contagiate che di persone che si sono sottoposte a tamponi o test sierologici.

Tante le preoccupazioni nel gestire una situazione di questa gravità, trattandosi di dati relativi allo stato di salute, e quindi i dati più delicati da trattare.

Con riferimento ai possibili contagi nell’ambito del posto di lavoro, si ricorda che il datore di lavoro non può comunicare i nominativi dei dipendenti che sono risultati positivi al virus, nemmeno al Responsabile per la sicurezza, ma è sicuramente tenuto a provvedere alla sanificazione dei locali secondo quanto previsto dal DPCM del 14 marzo.

Senza dimenticare tutte le questioni sorte in merito all’utilizzo dell’App immuni, atta a registrare le modalità di rilevamento dell’esposizione a contagio, facendo ricorso a un approccio decentralizzato, in cui la verifica a posteriori dell’avvenuta prossimità a soggetti risultati positivi è basata su una procedura di confronto (matching) svolta all’interno dello smartphone.

Il Garante si è anche premurato di prescrivere che sia sempre garantita la trasparenza del trattamento a fini statistico-epidemiologici dei dati raccolti e individuate modalità adeguate a proteggerli, evitando ogni forma di riassociazione a soggetti identificabili e adottando idonee misure di sicurezza e tecniche di anonimizzazione.

Naturalmente, il dibattitto circa la reale gestione e diffusione dei dati personali dei soggetti contagiati nonché di quelli che stanno utilizzando i diversi sistemi di tracciamento è più che mai aperto ed in fermento.

Non resta che seguire il costante aggiornamento proveniente dalla massima autorità in tema di protezione dei dati personali.

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