Cosa sono i Npl, non performing loans.

Gli NPL, acronimo di Non-Performing Loans, sono i prestiti non performanti delle banche, ovvero crediti la cui riscossione è incerta poiché i soggetti debitori hanno subito un peggioramento della propria situazione economica e finanziaria. 

Gli NPL vengono definiti anche crediti deteriorati e si classificano in 3 categorie:

  1. sofferenze (bad loans): esposizioni nei confronti di debitori insolventi o in condizioni sostanzialmente simili;
  2. inadempienze probabili (unlikely-to-pay exposures): esposizioni rispetto a cui le banche considerano i debitori difficilmente capaci di soddisfare le loro obbligazioni contrattuali in pieno, a meno che non vengano realizzate operazioni come l’escussione di garanzie;
  3. esposizioni scadute e/o sconfinanti deteriorate (overdrawn and/or past-due exposures): esposizioni scoperte e/o dovute da più di 90 giorni e per un ammontare superiore ad una determinata soglia.

In applicazione del regolamento UE 227/2015, la Banca d’Italia ha previsto per gli Npl questa classificazione che prende in considerazione il diverso grado di deterioramento dei crediti. Infatti, le banche, in sede di deterioramento di un credito, procedono con svalutazioni e accantonamenti, andando quindi a ridurre la potenziale perdita in bilancio. Da ciò nasce la differenziazione tra crediti deteriorati lordi e netti. Il grado di copertura degli Npl, ovvero quanto le banche possono ridurre il danno, prende il nome di coverage ratio, espresso in percentuale del valore nominale.

LA NASCITA DEGLI NPL

Il problema dei Non Performing Loans è emerso durante la crisi finanziaria del 2008, dovuta da una combinazione di un ambiente macroeconomico in peggioramento, elementi caratteristici del sistema bancario come una debole governance, un inefficiente piano di recupero dei crediti e il tutto unito al fenomeno del moral hazard.

Ampi stock di NPL costituiscono una grave criticità in quanto tendono a determinare effetti negativi sugli istituti di credito in termini di riduzione degli utili e compromessa abilità di finanziarsi sul mercato. Allo stesso tempo, se il problema si diffonde in tutto il sistema bancario, potrebbe anche causare malfunzionamenti nei meccanismi di allocazione del credito.

Nel 2013, gli Npl nell’ambito dell’eurozona ammontavano a circa 1.000 miliardi di euro e le nazioni con il più alto Npl ratio (rapporto tra il totale di Npl e il totale dei prestiti in essere) erano Cipri, Grecia, Irlanda, Italia, Slovenia e Portogallo.

Al fine di minimizzare le conseguenze negative derivanti da un elevato ammontare di crediti deteriorati, sono state intraprese misure sia a livello italiano che europeo.

Nel 2015, il governo italiano è intervenuto per rendere fiscalmente più vantaggiose le cessioni di Npl, il tutto seguito nel 2016 dall’introduzione del sistema di Garanzia Cartolarizzazione Sofferenze (GACS). Si tratta di una garanzia che lo Stato offre in caso di insolvenza dei crediti deteriorati che sono stati oggetto di operazioni di cartolarizzazione da parte degli istituti di credito.

Mentre, in Europa, in rispetto alle norme della BCE approvate a marzo 2017, l’European Banking Authority EBA ha pubblicato le proprie linee guida il 31/10/2018.

Queste linee guida sono entrate in vigore dal 30/6/2019 per tutti gli istituti di credito dell’UE.

Le banche con un Npl ratio al 31 dicembre 2018 pari o superiore al 5% a livello consolidato, subconsolidato o individuale dovranno realizzare le seguenti attività:

  • condurre un’analisi globale dei loro portafogli per valutare i drivers dei precedenti afflussi relativi alle Non-Performing Exposures (NPE);
  • effettuare una valutazione delle precedenti misure di riduzione delle NPE e dell’efficacia delle attuali strategie di tolleranza, ristrutturazione e rinegoziazione;
  • determinare strategie di riduzione adatte per un periodo minimo da uno a tre anni;
  • evidenziare pacchetti di misure ambiziosi e con scadenze precise;
  • quantificare gli obiettivi di riduzione degli NPL e l’effetto d’implementazione sulla patrimonializzazione;
  • adottare specifiche strategie di portafoglio per la riduzione delle NPE e monitorare regolarmente il progresso nell’implementazione e nel raggiungimento dei target.
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