Azione revocatoria fallimentare ex art. 67 verso una banca

L’art. 67, comma 2 l.f. statuisce in merito alla revocatoria degli atti compiuti a titolo oneroso e dei pagamenti compiuti entro i sei mesi anteriori alla dichiarazione di fallimento. Il Curatore fallimentare ha l’onore di dimostrare che l’altra parte era a conoscenza dello stato d’insolvenza del debitore nel momento in cui ha ricevuto i pagamenti in questione o è stato controparte negli atti contestati.

Caso classico di operazione revocabile è quella del prelievo fatto dalla banca per il rimborso del proprio finanziamento nei confronti di un’impresa, poi dichiarate insolvente, perché ad esempio l’istituto di credito vanta un credito relativo ad un finanziamento erogato dalla stessa in favore del cliente. In questo caso si tratta di un pagamento di un debito già scaduto che è avvenuto violando la così detta par condicio creditorium.

Il Curatore per azionare con esito positivo la revocatoria dovrà dimostrare che il creditore era a conoscenza dello stato di prossima insolvenza del debitore.

Giurisprudenza maggioritaria sostiene che la dimostrazione della conoscenza dello stato d’insolvenza da parte del creditore, che poi è stato dichiarato fallito, può fondarsi in modo legittimo su elementi indiziari aventi caratteristiche dei requisiti della gravità, precisione e concordanza ai sensi dell’art. 2729 c.c.

Secondo la giurisprudenza la banca è dotata, in genere, di tutti gli strumenti atti a dargli la possibilità di garantirgli una cognizione tempestiva e piena della situazione finanziaria del suo cliente, avendo, inoltre, a disposizione anche elevate conoscenze tecniche a proprio favore.

Un’ordinanza del tribunale di Mantova del 29.12.2017 ha sottolineato che un istituto di credito, è un “operatore economico tecnicamente qualificato, dotato di speciale sensibilità critica e in condizione di apprezzare segnali che per altri operatori avrebbero scarso significato”.

Dott.ssa Antonella Beringheli

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